Unione Italiana Lotta alla Distrofia Muscolare
Sezione di Padova
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Seconda fase: l'orienteering

Introduzione

La seconda fase del progetto prevede una verifica dei dati acquisiti tramite l’indagine ed è finalizzata alla eventuale creazione di uno studio di progettazione partecipata in cui ai tecnici si affianchino i reali futuri fruitori delle opere di abbattimento barriere architettoniche - in questo caso relative agli edifici ed al patrimonio di proprietà e competenza pubblica - ovvero le persone con disabilità di diversa natura.

Tale verifica si attua attraverso una serie di uscite, dette orienteering, che dovranno testare materialmente l'effettiva accessibilità degli spazi pubblici di alcuni comuni della Provincia di Padova.
In generale con il termine “orienteering” si indicano le iniziative con cui nei più diversi ambiti si cerca di effettuare un percorso, da punto a punto, con o senza indicazioni o regole particolari, se non quelle che di volta in volta vengono stabilite in considerazione delle finalità di tale attività. In questo progetto con orienteering intendiamo un percorso in una zona urbana effettuato da una persona con disabilità - nel caso in esame in carrozzina elettrica - con cui si vuole evidenziare il grado di accessibilità delle diverse parti di città percorse. Le indicazioni più rilevanti saranno inerenti l'arredo urbano, certamente, ma anche edifici pubblici quali uffici, sedi municipali, parchi pubblici e quant'altro.

Il primo orienteering, documentato in questa pubblicazione, ha interessato il Comune di Abano Terme, e la scelta è stata guidata da dati in nostro possesso di diversa natura.
Innanzitutto Abano Terme è uno dei pochi comuni che hanno dichiarato di aver redatto ed adottato il P.E.B.A., tra l'altro da diversi anni, ossia dal gennaio 1992.
Inoltre Abano Terme ha dichiarato di aver investito consistenti risorse in questi anni in abbattimento barriere architettoniche, oltre 100.000 euro, nei settori edilizia scolastica, arredo urbano, uffici pubblici, verde pubblico, impianti sportivi pubblici e strutture residenziali e semi-residenziali per disabili.

L'occasione, come è facile intuire, è stata valutata come una delle più propizie per verificare l'efficacia e la pertinenza degli interventi in esame, tenendo particolarmente conto che la vocazione turistico termale della località in oggetto dovrebbe ispirare una sensibilità ed una attenzione particolare nei confronti della tematica dell'accessibilità degli spazi pubblici. In effetti chi giunge ad Abano Terme da tutta Europa per beneficiare delle rinomate cure termali disponibili nella località in questione, facilmente non è in uno stato di perfetta efficienza fisica, ovvero ha una disabilità di qualche tipo, il che dovrebbe favorire politiche ed iniziative di efficace abbattimento di barriere architettoniche.

Risultati e Considerazioni

Quanto emerso dall'uscita di poche ore per le strade del Comune di Abano Terme, grazie alla preziosa ed indispensabile collaborazione del signor Enrico Selmin, ivi residente ed assistito dalla UILDM Sezione di Padova, è risultato per molti aspetti sorprendente.
Nonostante le buone credenziali del comune preso in esame - per i motivi precisati nei paragrafi precedenti- anche ad Abano Terme si sono riscontrate situazioni di parziale o completa inaccessibilità di alcuni spazi pubblici, ossia di quelli che dovrebbero essere previsti dal P.E.B.A.; anche se si deve riconoscere in molti casi un notevole sforzo volto all'eliminazione delle Barriere Architettoniche (la nuova zona pedonale ad esempio è perfettamente accessibile in tutte le sue parti) in altri casi gli spazi sono resi inaccessibili da semplici dislivelli di pochi centimetri a cui si potrebbe facilmente porre rimedio.
In generale tali riscontri evidenziano come, nonostante ci sia attenzione per le tematiche relative all'accessibilità e vengano stanziati e spesi fondi pubblici per il suo conseguimento, non ci sia in molti comuni un corretto approccio culturale da parte dei tecnici e dei professionisti coinvolti nelle opere di abbattimento barriere architettoniche.
Proprio a tal fine il progetto “Architettare Partecipando” si propone di affiancare tali professionalità al fine di agevolare la gestione delle opere di abbattimento BA e, soprattutto, di rendere realmente efficaci tali interventi.
Nel caso specifico le lacune rilevate spaziano dalla parziale mancanza di provvedimenti atti a garantire l'agevole percorribilità degli spazi pubblici quali marciapiedi, piazze, uffici e parchi, alla piuttosto frequente inadeguatezza delle misure prese a tal fine.
Dall’analisi puntuale di ogni ostacolo incontrato, svolta nel corpo della relazione, si possono trarre utili indicazioni.
Da una parte si sono riscontrati casi in cui l'inaccessibilità è completa, incroci in cui mancano completamente le rampe negli attraversamenti pedonali, bagni pubblici chiusi e non a norma, ponteggi privi di piazzole per il cambio di marcia da parte di chi li attraversa in carrozzina, per non parlare della pressochè completa assenza di ausili per persone con disabilità sensoriali, quali indicazioni tattili e cromatiche. Anche alcuni uffici pubblici (sede dei vigili urbani) sono risultati completamente inaccessibili, altri (Municipio) sono stati resi parzialmente accessibili tramite percorsi secondari e non sufficienti all'accesso a tutte le parti aperte al pubblico.
Diversamente, in molti spazi si sono riscontrati interventi di abbattimento barriere non efficaci, come rampe che non raccordano realmente le diverse quote, lasciando dislivelli sensibili, parcheggi per disabili dalle misure non idonee (stalli larghi 170 cm per ottenere due posti auto per disabili con passaggio da 120), e soprattutto interventi in conflitto con l’arredo urbano o altri manufatti di servizio per la cittadinanza. In quest'ultima categoria comprendiamo rampe e marciapiedi ostruiti da cassonetti, rampe su attraversamento pedonale in corrispondenza di caditoie o tombini che rendono difficoltoso il loro utilizzo,  rampe carrabili di elevata pendenza utilizzate anche come accessi pedonali, cestini od altri arredi posizionati in punti di passaggio angusti, fioriere o altro che ostruiscono le rampe (in edifici di nuovissima costruzione tra l'altro) di accesso agli spazi, barriere negli accessi di un parco pubblico che per evitare l'ingresso ai motorini rendono difficoltoso l'accesso anche alle carrozzine, segnaletica per disabili posta ad altezza inaccessibile o non raggiungibile da persone con disabilità fisiche. Come si vede la casistica è molto varia.

Un'ultima nota va dedicata a quegli spazi cosiddetti “privati ad uso pubblico”, ossia ai porticati in proprietà privata, affiancati a marciapiedi pubblici, spesso unica via di accesso ad esercizi commerciali, i quali non sono di competenza del comune, ma che devono essere comunque urbanizzati.
Queste “terre di nessuno” dal punto di vista normativo sono spazi a tutti gli effetti pubblici, molto spesso dalle dimensioni generose, che purtroppo differiscono dalla quota pubblica di quel gradino che materializza la più classica delle barriere architettoniche. Su di essi con tutta probabilità non esistono prescrizioni normative, ma certamente, in una località dalla spiccata vocazione turistica quale quella esaminata, dovrebbero essere resi accessibili da specifiche indicazioni di regolamento edilizio, nell'interesse della cittadinanza in genere oltre che delle persone con disabilità.
Spesso intervenire sul patrimonio esistente risulta difficoltoso e richiede consistenti investimenti e, come risulta dall'esperienza testè illustrata, in alcuni casi non si riescono a trovare soluzioni adeguate alle casistiche peculiari di ogni luogo. Percorrere una città accompagnati da una persona con disabilità aiuta effettivamente ad evidenziare le reali condizioni di accessibilità degli spazi pubblici e l'efficacia degli interventi di abbattimento barriere, ed allo stesso tempo rivela le soluzioni più adatte ad ogni caso, a prescindere dalle indicazioni reperibili in letteratura o prescritte dalla normativa. Proprio in questo senso vogliamo proporci con il nostro progetto di progettazione partecipata per individuare le soluzioni migliori e per spendere nel migliore dei modi i fondi disponibili.

Concludendo, ci sembra significativo ribadire un concetto che ha guidato il progetto “Architettare Partecipando” fin dalla fase ideativa, ossia che la disabilità in tutte le sue manifestazioni non è una condizione irreversibile e grave riservata a pochi sfortunati, ma può anche essere uno stato temporaneo e transitorio in cui tutti possiamo imbatterci, basti pensare a chi subisce un infortunio, alle donne incinte o con passeggini, ai bambini, per cui superare un dislivello costa ben più che per un adulto, e che tutti auspicabilmente dovremo affrontare con l'avanzare dell'età. Una città senza barriere è un bene per la cittadinanza intera e migliora la qualità di vita di tutti, in particolar modo di chi è affetto da handicap sensibili permanentemente, ma in modo generalizzato riguarda tutti noi, anche quando dobbiamo portare a casa le buste della spesa.

Di seguito si riporta la mappa del percorso svolto suddiviso in tre settori e, a seguire, la sequenza di schede in cui, oltre alle fotografie delle varie barriere incontrate nel percorso, è presente un commento sul tipo di barriera riscontrata.
Nei casi più interessanti, vengono inoltre proposte delle soluzioni alternative che a nostro avviso soddisfano il requisito dell’accessibilità.
Nell'ultima sezione abbiamo riportato, debitamente compilate, le schede proposte dalle “Linee Guida per la redazione del Piano di Eliminazione Barriere Architettoniche” redatte a cura del Centro di Documentazione sulle Barriere Architettoniche su iniziativa della Regione Veneto nel 2003 Anno europeo delle persone con disabilità.
Riteniamo che tale strumento sia un utile ed efficace aiuto nella delineazione delle problematiche relative all'eliminazione delle Barriere Architettoniche dei diversi centri urbani, di facile ed intuitiva compilazione in seguito ad un sopralluogo effettuato con “occhio critico”, cioè con una minima ma adeguata formazione del compilatore.
Nella compilazione sono stati lasciati in bianco i campi relativi ai costi delle opere necessarie alla risoluzione dei problemi, ma tali valutazioni sono facilmente ricavabili di volta in volta riconducendo i casi in esame a “casi tipo” dai costi unitari definiti. Per esempio, quantificando il costo al metro lineare di sviluppo di una rampa atta a garantire l'accessibilità degli spazi pubblici, tale valore può essere adattato ai singoli casi con una semplice proporzione.

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